Il contenuto: dove lo metto?

Qualche tempo fa si è svolto un incontro con un cliente il cui ordine del giorno era la pianificazione di un progetto editoriale.
Parlare di content strategy in quel frangente è fin troppo, si è trattato piuttosto di un timido “affacciarsi alla finestra”.
Uno dei punti che ha richiesto più riflessioni è stato quello sul contenuto, inteso soprattutto in termini di risorse e costi.

In tal senso, ad un certo punto della riunione, è sorta un’idea: coinvolgiamo i blogger.
Il punto di vista del cliente è stato: chiediamo a loro di scrivere per noi. L’esigenza percepita era l’ottimizzare le risorse, soprattutto per quello che concerne il tempo (meglio pagare usare quello degli altri).
Il mio spunto, invece, è stato: scriviamo noi i contenuti per gli altri, ottenendo così anche menzioni, backlink e traffico. L’esigenza percepita lato fornitore era, piuttosto, far conoscere il progetto nell’ottica di raggiungere gli obiettivi prefissati (awareness, traffico, lead).

Sono indicativi questi due approcci al contenuto: “rottura di balle” versus veicolo per incontrare il target.
E sono convinto che noi addetti ai lavori si abbia un ruolo importante nel far percepire il contenuto sotto questa nuova luce.

Ah, alla fine ho vinto io. :)

Guest posting e scambio link

La formula è: io ti dò un contenuto, tu mi dai un link.
Funziona.
A livello di traffico: tu mi porti visite e a te si allunga la long tail.
È bilanciata.
Tra l’altro, osservando più in dettaglio, chi riceve e pubblica il contenuto si mette anche nella condizione di ricevere dei backlink spontanei (tanti o pochi che siano).
L’ago della bilancia è leggermente più a favore di quest’ultimo ma, per semplicità, continuiamo a dire che c’è un qualche bilanciamento tra chi dà e chi riceve.
Tutto funziona.

Fino a quando non salta fuori l’argomento: scambio link.
È una nota che, in questo ragionamento, stona; principalmente per due ragioni:

. l’equilibrio di cui sopra viene meno (e non è banale perché spesso abbiamo a che fare con una vera e propria trattativa commerciale);
. viene meno anche il peso (“juice“) dei due singoli link (*) ed il SEO di turno dovrebbe saperlo.

(*) la mia visione è che Google ci metta davvero poco a verificare e dare il relativo punteggio ad uno scambio link: controlla la risorsa linkata e subito verifica se c’è un link di ritorno magari controllando anche l’aspetto temporale facendo un benchmark con le relative copie cache; per dirla in altri termini: se due risorse prima non si linkavano e poi, nel giro di breve, si menzionano reciprocamente (a livello di dominio, non necessariamente di URL), beh, è facile capire cosa è successo nel mezzo.

Job title: the Italian way

Leggevo un articolo sulla configurazione di una campagna di advertising su LinkedIn.
Nulla di nuovo però sono tornato a leggere del criterio di selezione del target per posizione di lavoro.
Ho pensato che, nello scenario di LinkedIn, sia un’ottima opzione.
Poi ho pensato che la fantasia italiana è arrivata a manifestarsi pure sui job title.
Ho pensato che ci siamo bruciati un’opzione di targetizzazione.

— Spunto/idea —

Creare una sorta di albo dove:

. circoscriviamo l’insieme pressoché infinito di job title;
. associamo a ciascun job title delle competenze così da fare un po’ di ordine;
. eliminiamo quelle particelle che desiderano comunicare il grado di expertise (guru, expert, …);
. consideriamo gli anni di esperienza sul campo.

Il contenuto come veicolo (4)

Altro esempio di uno spazio pubblicitario popolato con dei contenuti utili per il consumatore finale.
20130510-001040.jpg
Almeno dal mio punto di vista la percezione positiva è netta: più attenzione all’utente, volontà di “dare qualcosa”, sensazione che lo spazio pubblicitario non è necessariamente utilizzato per vendere, vendere, vendere.

Che palle

Che palle ‘ste icone social!
Non in quanto tali ma in relazione all’utilizzo che se ne fa.
20130510-000533.jpg
Se osservo quelle in questa foto, mi vengono un po’ di riflessioni:

. ma perché sul sacchetto del pane (oggetto destinato al cestino entro tempo brevissimo)? Quando sto facendo la spesa al supermercato è un buon momento per andare sui social? Lo è, piuttosto, quando sono a tavola con la famiglia?! Ho i miei dubbi;
. Gianluca (@gluca) giustamente dice: ma perché io utente/consumatore dovrei andare sui tuoi profili social? Non manca forse un driver? Una motivazione?
. perché tutte quelle icone? Sei sicuro che tutti i tuoi consumatori conoscano Pinterest?
. a livello aziendale stai dedicando pari risorse a ciascuno di quei social network? Pinterest, per te, ha lo stesso valore strategico di Facebook? Poiché non credo che sia così, nemmeno a livello di “ROI” (le virgolette sono volute), devi sapere che ti stai dando la zappa sui piedi (oltre che generare della confusione): in quel frangente li stai mettendo sullo stesso piano;
. medesimo ragionamento per il brand e l’iniziativa: nella tua strategia “pesano” allo stesso modo?
. una volta che arrivo su Facebook come faccio a trovarti? Scrivo “I love nature” oppure “Alì Supermercati”? Hai provato a scrivere “Alì Supermercati” su Facebook?
20130510-000659.jpg
Che palle ‘ste icone social!
Che palle quando da strumento di vera comunicazione diventano una falsa moda che verrà trattata come tale: destinata a passare.
A volte ho la sensazione che ci stiamo perdendo un sacco di opportunità; ed ancora più spesso ho la sensazione che sia in gran parte responsabilità (nostra) degli addetti al settore.

Dall’altra parte della cattedra

20130513-175308.jpg
Qualche tempo fa, dal parrucchiere, si parlava di lezioni e docenze.
La discussione l’ha sollevata lui perché sta facendo un corso per poi diventare trainer ed insegnare ad altri parrucchieri.
Tra le cose che ha assorbito c’è anche quella di saper gestire gli alunni un po’ più rompiscatole interessati alla lezione.
Allora ho pensato a come gestisco io la dinamica ma non mi è venuta in mente la risposta, facendo affidamento al fatto che, quasi sicuramente, improvviso.
Poi mi è successo di tornare in classe e vivere la situazione ed, effettivamente, improvviso.
Però lo faccio principalmente in due direzioni: (a) cerco di farmeli amici (b) gli chiedo, testualmente, “sulla base di cosa affermi ciò che hai detto?”.
Funziona: sono i primi a salutarmi quando la lezione finisce ed i primi ad aggiungermi su LinkedIn. :)

Il contenuto come veicolo (3)

Il contenuto sta rendendo più opachi i confini che separano separavano tra di loro attività quali SEO, pubbliche relazioni online, social media.
Oggi si parte dall’utente e quindi dal contenuto, non più meno dal mezzo.
Il paradosso è cambiato e molte cose con lui.
Finalmente.

Sconto (2)

L’ultima volta che mi sono trovato “dall’altra parte” nell’ambito della fornitura di un servizio (leggasi: ho pagato l’idraulico) ho notato che se ti dimostri puntuale nei pagamenti e non elemosini i 10€ di sconto, quest’ultimo arriva lo stesso e pure più generoso del previsto. Condizione importante: instaurare una relazione (vedere, parlare) con il fornitore.