Il contenuto come veicolo

Ci credo sempre di più, soprattutto se il contesto è l’advertising (l’altro ambito che mi viene in mente è la link building ma ne parliamo un’altra volta): il contenuto come veicolo pubblicitario per dare più peso, per comunicare (davvero) qualcosa in più, per dare sostanza alla cara vecchia pubblicità tradizionale che, oramai, non raccoglie più (o molto meno) l’attenzione del consumatore finale (ad eccezione di quando è troppa ma quello è un altro sentimento).
Vale in tutti i contesti, dall’online all’offline come questa pubblicità di Coca Cola.

20130406-114855.jpg

Chissà

Man mano che i miei contatti più stretti si “insediano” negli uffici marketing/comunicazione delle aziende per le quali iniziano a lavorare sento un concetto ridondante: “La strategia definita dall’agenzia che ci seguiva fino a qualche tempo fa è assolutamente discutibile”.
Sento aria di cambiamento.
Chissà…

Sconto

Ho un brutto rapporto con il concetto di sconto.
Sono chiaramente influenzato dal fatto che sono un fornitore che vende un servizio; servizio significa vendere il tempo, ovvero le risorse umane, tra le risorse più costose sul mercato.
Ho un brutto rapporto con il concetto di sconto perché scontare significa andare a limare tra tre aspetti: costi (impossibile), stipendi (impossibile/ingiusto), marginalità (ingiustificato).
Ho un brutto rapporto con il concetto di sconto: non capisco perché si deve rinunciare al guadagno pur di dover lavorare per Tizio o Caio.
È un processo involutivo. Che non mi piace.

Massima resa minima spesa

Ormai la prendo quasi come un’offesa.
Quando qualcuno mi chiede di suggerirgli, tra i nostri servizi, quello a “minima spesa e massima resa” sottointende (magari inconsapevolmente) che ce ne siano degli altri, per semplificare, a “massima spesa e minima resa”.
Come se quella volta l’agenzia fosse stata creata anche per fregare qualcuno.
Mah.