Con Twitter si può vendere. Anche senza pubblicità.

Sì, vendere online tramite Twitter si può fare, ma si deve ribaltare un po’ il punto di vista rispetto a come siamo abituati a guardare alla dinamica che coinvolge domanda ed offerta.

Il discorso non vale, più di tanto, per brand affermati ed è sicuramente più utile per chi invece sta cercando di ritagliarsi uno spazio e di acquisire qualche fetta di mercato in più, cercando di vendere anche tramite canali più attuali e senza, per forza di cose, ripiegare su soluzioni che contemplino d’advertising.

Internet dà la possibilità di essere trovati molto di più rispetto a quella che è l’affermata visibilità locale e concede anche l’opportunità di andare a ricercare la domanda. Consente di essere proattivi nella vendita e di andare a ricercare l’esigenza espressa dalle persone perché le esigenze, le persone, le esprimono.
Soprattutto nei social network; se ci aggiungiamo poi che questi ambienti non rendono così complesse le attività di ricerca, forse un piccolo investimento (almeno di tempo, quindi senza considerare la pubblicità) vale la pena farlo.

Per supportare questo mio punto di vista, vi racconto una storia.

Quella che ho esplicitato qui è *tutta* la conversazione nella sua interezza.
Se dovessi quindi calcolare i costi sostenuti da questa realtà, probabilmente farei fatica a raggiungere l’ora di tempo impiegata tra ricerca del mio tweet originale e repliche varie.
Il tutto si è concluso poi con un acquisto, per cui bingo!

Colgo infine l’opportunità di questa esperienza anche per condividere quello che, dal mio punto di vista, è un ambito di miglioramento che, effettivamente aumenta un po’ il tempo impiegato dell’investimento, ma riduce il rischio di insoddisfazione da parte del cliente: suggerirei una presenza più costante nel social network.
Il tempo tra la prima risposta ed il tweet originale è stato di poco più di quattro mesi e nell’ultimo passaggio (corredato comunque dalle scuse) si è registrato un tempo di latenza di dieci giorni. E’ necessario ottimizzare tale aspetto altrimenti si percepisce (lato consumatore finale) una sensazione, spiacevole, di abbandono.

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