Dall’altra parte della cattedra

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Qualche tempo fa, dal parrucchiere, si parlava di lezioni e docenze.
La discussione l’ha sollevata lui perché sta facendo un corso per poi diventare trainer ed insegnare ad altri parrucchieri.
Tra le cose che ha assorbito c’è anche quella di saper gestire gli alunni un po’ più rompiscatole interessati alla lezione.
Allora ho pensato a come gestisco io la dinamica ma non mi è venuta in mente la risposta, facendo affidamento al fatto che, quasi sicuramente, improvviso.
Poi mi è successo di tornare in classe e vivere la situazione ed, effettivamente, improvviso.
Però lo faccio principalmente in due direzioni: (a) cerco di farmeli amici (b) gli chiedo, testualmente, “sulla base di cosa affermi ciò che hai detto?”.
Funziona: sono i primi a salutarmi quando la lezione finisce ed i primi ad aggiungermi su LinkedIn. :)

Il contenuto come veicolo (3)

Il contenuto sta rendendo più opachi i confini che separano separavano tra di loro attività quali SEO, pubbliche relazioni online, social media.
Oggi si parte dall’utente e quindi dal contenuto, non più meno dal mezzo.
Il paradosso è cambiato e molte cose con lui.
Finalmente.

Sconto (2)

L’ultima volta che mi sono trovato “dall’altra parte” nell’ambito della fornitura di un servizio (leggasi: ho pagato l’idraulico) ho notato che se ti dimostri puntuale nei pagamenti e non elemosini i 10€ di sconto, quest’ultimo arriva lo stesso e pure più generoso del previsto. Condizione importante: instaurare una relazione (vedere, parlare) con il fornitore.

Deja vu

Riunione con un prospect.
Tutto bene, ottime sensazioni.
In chiusura lui chiede: “Mi raccomando, in fase di preventivo trattatemi bene“.
Io replico: “Guardi, poiché me lo chiedono tutti, con lei voglio essere ancora più trasparente: questa cosa che ha detto mi è entrata da un orecchio e uscita dall’altro“.
Lui sorride. Io sorrido.
Tutto bene, ottime sensazioni.

Il contenuto come veicolo

Ci credo sempre di più, soprattutto se il contesto è l’advertising (l’altro ambito che mi viene in mente è la link building ma ne parliamo un’altra volta): il contenuto come veicolo pubblicitario per dare più peso, per comunicare (davvero) qualcosa in più, per dare sostanza alla cara vecchia pubblicità tradizionale che, oramai, non raccoglie più (o molto meno) l’attenzione del consumatore finale (ad eccezione di quando è troppa ma quello è un altro sentimento).
Vale in tutti i contesti, dall’online all’offline come questa pubblicità di Coca Cola.

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Chissà

Man mano che i miei contatti più stretti si “insediano” negli uffici marketing/comunicazione delle aziende per le quali iniziano a lavorare sento un concetto ridondante: “La strategia definita dall’agenzia che ci seguiva fino a qualche tempo fa è assolutamente discutibile”.
Sento aria di cambiamento.
Chissà…

Sconto

Ho un brutto rapporto con il concetto di sconto.
Sono chiaramente influenzato dal fatto che sono un fornitore che vende un servizio; servizio significa vendere il tempo, ovvero le risorse umane, tra le risorse più costose sul mercato.
Ho un brutto rapporto con il concetto di sconto perché scontare significa andare a limare tra tre aspetti: costi (impossibile), stipendi (impossibile/ingiusto), marginalità (ingiustificato).
Ho un brutto rapporto con il concetto di sconto: non capisco perché si deve rinunciare al guadagno pur di dover lavorare per Tizio o Caio.
È un processo involutivo. Che non mi piace.

Massima resa minima spesa

Ormai la prendo quasi come un’offesa.
Quando qualcuno mi chiede di suggerirgli, tra i nostri servizi, quello a “minima spesa e massima resa” sottointende (magari inconsapevolmente) che ce ne siano degli altri, per semplificare, a “massima spesa e minima resa”.
Come se quella volta l’agenzia fosse stata creata anche per fregare qualcuno.
Mah.