Now you know

Mi ritrovo sempre più spesso a parlare di content strategy o content marketing o inbound marketing.
E mi piace un sacco.
Facendo l’esercizio di simulare il comportamento dell’utente, assieme all’interlocutore di turno giungiamo sempre più spesso alla conclusione per cui, effettivamente, le cose sono cambiate: oggi, per farmi una fotografia di chi sei, passo in maniera imprescindibile anche per quello che dai e che dici.
Quando l’azienda comprende il concetto, non ve lo nascondo, provo un attimo di soddisfazione.

Poi però torno alla realtà delle risorse, dei numeri, del denaro, della rendicontazione e del ritorno.
Insomma, dell’azienda.
La metafora che utilizzo per descrivere questo approccio al contenuto è quello della semina: producendo e distribuendo online dei contenuti siamo certi solo del fatto che stiamo, appunto, seminando; circa il raccolto, e nello specifico il quando ed il quanto, un po’ bisogna accettare che è difficile fare delle proiezioni e che quindi i concetti di misurazione e rendicontazione un po’ si allontanano.

Rimane quindi un lusso, dal mio punto di vista, mettersi nell’ottica di approcciare il proprio mercato con una strategia volta a produrre contenuti.
Lusso perché bisogna chiudere un occhio sull’immediato ritorno, sull’investimento a breve termine e sulla misurazione precisa.

Però che bello quando le aziende, consapevolmente, si prendono finalmente questo lusso.
I mercati sono conversazioni. Hanno detto.

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